Lago Charey, da Artaz
Villaggio dei Salassi, da Artaz
Bivacco Pol-Grappein, dal parcheggio di Valnontey
Miniera di Fiernaz, da Poutaz
Galleria di Covalou, da Fiernaz
Barma di Ban, dalla SS26
Triatel, da Les Grands-Moulins
Ru du Pan Perdu, da Les Grands-Moulins
Tête du Mont, da Dublanc
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Ci siamo stati
Bivacco Chentre-Bionaz, direttissima
Bella passeggiata verso un bivacco che è per se stesso un'opera d'arte, all'interno ed in facciata si possono ammirare alcune opere dell'artista olandese Arjen Bakermans.
Dal parcheggio a bordo strada ci si avvia lungo la poderale che porta prima alle case di Ferrere poi alla frazione Puillay. Dopo aver attraversato il torrente si imbocca il sentiero che parte a fianco di una grande casa con il colmo datato 1844. Seguendo il segnavia (14) si prende quota nel vallone di Montagnayes poi al bivio si gira a sinistra e superato il colletto si entra nel vallone di Arbierès. Si passa a finco dei ruderi dell'alpe Praz de Dieu (2290 m) ed in breve si raggiunge il bivacco.
Chi desidera evitare i lunghi tratti quasi pianeggianti del sentiero 14 può percorrere la direttissima che sale nel bosco.
Attenzione:il tratto compreso tra le opere dell'ENEL ed il sentiero 14 nel vallone di Arbierès NON è segnalato, NON è tracciato e nella parte bassa è esposto. Una caduta all'inizio delle placche rocciose può avere conseguenze mortali.
A pochi minuti dalla casa ottocentesca si vedono sulla sinistra i bolli di vernice rossa che indicano l'inizio del sentiero che conduce alla presa dell'ENEL. Lo si percorre fino al grande terrazzo panoramico dal quale si accede alla galleria sotterranea che conduce le acque della diga di Bionaz alla centrale idroelettrica di Valpelline.
Consiglio a tutti di percorrere la corta deviazione sulla destra che porta all'interno del vallone: in pochi minuti si raggiunge l'opera di presa che pare quasi un'astronave o una base spaziale costruita sul fondo roccioso del torrente. Si ritorna al terrazzo, si supera l'entrata della galleria e ci si arrampica tra le placche rocciose risalendo il versante che si fa piano piano meno ripido. Consiglio di tenersi sulla sinistra, dove la vegetazione è meno intricata. All'uscita del bosco, nel pressi di un piccolo lago artificiale utilizzato un tempo per l'irrigazione ci si immette sul sentiero 14 che conduce al bivacco Chentre Bionaz.
Curiosità
La storia del bivacco è contenuta nel sito ufficiale: http://www.bivacco-valpelline.nl/
Mont Emilius
E' senz'alteo la via ferrata più panoramica che offra l'intera Valle d'Aosta, lo sguardo spazia sulle più belle montagne delle alpi e intorno alla cima scintillano una decina di laghi grandi e piccoli. Le difficoltà non sono eccessive, rari tratti verticali si alternano a lunghi saliscendi sulla cresta, quasi mai esposti. Il ponte sospeso lungo una ventina di metri offre un pizzico di adrenalina ad una salita lunga e poco impegnativa. Purtroppo l'ultimo tratto di ferrata, proprio sotto il torrione sommitale, presenta un paio di metri verticali che non sono stati attrezzati con i consueti gradini, le rocce su cui si arrampica non sono stabili e vi sono numerosi sassi in precario equilibrio proprio all'uscita del passaggio chiave.
Dal Col Carrel si percorre la cresta in direzione del ponte tibetano ben visibile durante l'avvicinamento al Bivacco Federigo e ora nascosto dalle rocce. Si procede lungo una traccia di sentiero non protetta per una cinquantina di metri di dislivello fino a raggiungere l'inizio del tratto attrezzato. Il cavo è in acciaio inox rivestito di materiale plastico, la guaina oppone una leggera resistenza allo scorrere dei moschettoni e rende la progressione un poco più faticosa rispetto alle ferrate realizzate con il cavo non rivestito. Si prende gradualmente quota seguendo il filo della cresta, lasciandosi alle spalle la costruzione metallica del bivacco Federigo e poi lo specchio d'acqua del lago Carrel e dopo aver percorso alcuni gradini si arriva al gendarme dal quale parte il ponte tibetano lungo una ventina di metri (1h00'). Da questo punto lo sguardo spazia sul ghiacciaio del Trajoz e la Grivola, che si stagliano contro il cielo sulla destra, verso sud ovest. Proseguendo in senso orario si vedono in lontananza il massiccio del Monte Bianco e il Grand Combin, il Monte Cervino e il massiccio del Monte Rosa. Si scende sul ponte tibetano e lo si percorre sulle tavole di legno larghe una spanna per poi riprendere la cresta fino a raggiunger lo spartiacque tra il vallone di Arbolle e quello di Comboé superato il quale compare il Lago Gelé con alla destra la sagoma slanciata del Pic Garin. Si superano con alcuni saliscendi il Mont Ross di Comboé e il piccolo Emilius e si raggiunge l'uscita della ferrata che scende al rifugio Arbolle (2h00'). Fino a questo punto le difficoltà sono modeste e il percorso non presenta alcun pericolo. Proseguendo verso la cima si incontra un breve tratto verticale ben attrezzato superato il quale si arriva proprio sotto il gendarme sommitale del Monte Emilius dove si devono attraversare pochi metri di nevaio ripido ed esposto dove inspiegabilmente non vi è traccia di protezione. Seguono un paio di metri verticali che non sono stati attrezzati con i consueti gradini ma sono protetti con il solo cavo d'acciaio. Le rocce su cui si arrampica sono ben manigliate ma non ancora ripulite. Ci sono dagli appigli che si muovono e all'uscita del passaggio chiave restano ancora numerosi sassi in precario equilibrio che rischiano di cadere in testa a chi sta salendo. Superato questo brutto passaggio la ferrata prosegue ancora per una decina di minuti su pietraia, poi malgrado vi siano ancora dei passaggi esposti si interrompe e occorre proseguire per un'altra decina di minuti lungo la cresta, senza protezione, fino a raggiungere la vetta (3h00'). Il Monte Emilius é posto al centro della Valle d'Aosta è ed forse il migliore belvedere su tutti i principali quattromila delle alpi. Nelle giornate limpide si possono vedere il Gran Paradiso con ai sui piedi il ghiacciaio della Tribolazione, alla sua destra la Grivola (3969 m) e proseguendo in senso orario il massiccio del Monte Bianco, con il Dente del Gigante e le Grandes Jorasses, il Grand Combin, il Monte Cervino e il massiccio del Monte Rosa. Volgendo gli occhi in basso si domina la conca di Aosta parzialmente nascosta dalla Becca di Nona e il vallone della Laures con i laghi omonimi, sulla destra, separato dal Colle dei Tre Cappuccini il vallone di Arbolle con il lago Gelato.
Discesa al rifugio Arbolle
Dalla vetta si scende lungo il sentiero esposto e a tratti difficile che porta al Colle dei Tre Cappuccini (0h30'). Dal colle seguendo il segnavia si percorre il piacevole sentiero restaurato dagli operai forestali che raggiunge prima il Lago Gelato poi il lago di Arbolle e l'omonimo rifugio. Il Monte Emilius deve il suo nome alla signorina Emilie Argentier che nell'ottocento ne salì la cima. Il Pic Carrel, così battezzato in onore del famoso Canonico Georges Carrel, detto l'amico degli inglesi per le sue numerose conoscenze nell'ambito scientifico ed alpinistico, riprese dopo pochi anni l'antico appellativo di Becca di Nona che porta ancor oggi. Resta a ricordare l'insigne intellettuale solo il Col Carrel dove è stato costruito dal CAI il Bivacco Federigo Zullo. Cartografia
- [[Conca di Aosta, Pila Mont Emilius]], Carta dei sentieri foglio 4, 1:25000, L'Escursionista Editore, 2008
Galleria fotografica
Lago di Lod Antey
Provato il 29 giugno 2001, il dislivello viene decurtato di due terzi salendo in macchina fino al villaggio di Herin, si toglie così la parte più faticosa e meno interessante della passeggiata. Il tratto tra il cimitero ed il villaggio di Avout non era stato ancora ripulito e anche la manutenzione dell'area verde del parco giochi di Lod era da completare.Ru de Lies
Incamminatevi lungo le rive del "Ru de Lies", un antico canale irriguo medievale, e scoprirete alcuni angoli meno noti della Valtournenche. L'assoluta assenza di difficoltà le rendono praticabili da tutti: dalla bicicletta al passeggino!
Lasciate la macchina nella piazza dove è ubicato l'ufficio informazioni turistiche e approfittatene per aggiornarvi sulle iniziative in programma.
Dirigetevi verso il Cervino passando davanti alle vetrine della Cooperativa del Marmore; non lasciatevi tentare dalle prelibatezze in vetrina e dalla simpatia dei gestori, potrete fermarvi al ritorno. Attraversate il ponte della strada regionale per La Magdeleine e prendete subito a destra lungo la strada sterrata contrassegnata dal cartello "pista per disabili".
Lungo il sentiero troverete dei cartelli che indicano le principali curiosità del percorso e la distanza coperta. Giunti all'altezza dell'ufficio informazioni turistiche, che si trova al di là del torrente, alzando lo sguardo vedrete le rovine del canale irriguo Ru dou Pan Perdu costruito nel medioevo. Passate in seguito sul ponte che attraversa il torrente che scende da La Magdeleine e arrivate all'incrocio con il sentiero detto La Poyà che da Ruvère porta alla Chiesa.
Continuate in piano passando accanto ad una fontanella dove potete riempire le borracce (acqua).
All'inizio del boschetto, a circa 500m dalla partenza, un sentiero scende ripido a destra, non prendetelo, porta all'ufficio postale passando dietro una casa del XVI° secolo con delle pregevoli finestrelle gotiche sulla facciata sud. Continuate tranquillamente all'interno del bosco, alla fine del rettilineo avrete fatto circa 750m dalla partenza e poco dopo, all'interno della grande curva, vi aspettano le panchine e il tavolo realizzati dagli operai forestali.
All'uscita del bosco, circa1 km dalla partenza, trovate di fronte al voi il Mont Barbeston (2482m) che separa la Comunità Montana Monte Cervino dal Parco Regionale del Monte Avic, all'interno del quale si trovano numerosi specchi d'acqua tra cui il Gran Lago che è il più grande lago naturale della Valle d'Aosta.
All'incrocio con la strada sterrata che porta da Sounère a Petit Antey continuate diritto, e poco più avanti fermatevi al punto panoramico. Stando seduti sulle panchine avrete di fronte a voi i villaggi di Cerian, Epaillon e Villettaz; in alto, vicino alla Becca d'Aver (2469m), la chiesa di Torgnon, sulla destra la chiesetta di Navillod, nelle giornate chiare, a nord, tra le montagne ed il cielo, il puntino bianco della cappella di Gilliarey.
Entrate nel boschetto all'uscita del quale troverete sotto di voi le case della frazione Sounère e in alto a destra la punta del [[Mont Meabé]] (2617m). Continuate fino al bivio dove un cartello indica Lies in basso. Svoltando in basso raggiungete la strada asfaltata che porta a Lies. Continuando in piano la via si restringe gradatamente fino a diventare un viottolo che attraverso i prati raggiunge il villaggio di Lies, a 2km dalla partenza, ed interseca il sentiero che dalla strada regionale sale a Promiod. Durante il ritorno, all'altezza del bivio per la strada asfaltata che porta a Lies, vedrete in lontananza il gruppo del [[Dome di Tzan]] (3351m) e della Punta Tzan (3351m). All'altezza del bivio della Poià sulla destra, si intravede la cima del Mont Tantané (2734m) che sovrasta il comune di La Magdeleine.
Il percorso in bici, andata e ritorno, comprese le soste dura un'oretta. Andando a piedi calcolate un paio d'ore.
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