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Cabane Bovarina

1870 m
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Cabane de Brogoldone

1904 m
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Cabane de San Lucio

1541 m
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Cabane à cornes de Gries

2338 m
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Dötra Hut

1748 m
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Lac Canée

 Petit lac au pied du Pizzo di Claro, dans une cuvette invisible d'en bas. Quatre possibilités d'accès : - Depuis...
2198 m
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Lac Morghirolo

Un splendide lac alpin, situé entre le Pizzo Campo Tencia (la plus haute montagne du Tessin, entièrement sur le territoire...
2264 m
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Lac Sfii

Lac aux eaux vertes, entouré de mélèzes. Il a son propre charme et est particulièrement beau en automne, lorsque les...
1910 m
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Lac Tomé

Lac d'origine glaciaire, caractérisé par des eaux bleu foncé. Étang réservé, difficile à atteindre le long d'un sentier principalement rocheux....
1692 m
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Lac de Tom

L'objectif est d'améliorer la qualité de la vie des personnes âgées.
2022 m
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Lac rhétique

Petit lac dans une petite cuvette, carrefour de trois itinéraires.itinéraires d'accès:1) Du refuge Bovarina : montée directe au lac Retico....
2372 m
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Refuge Cadlimo

2570 m
Nous avons été là
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Camoghè

Report della gita

Escursione piacevole per una giornata con altri impegni...

Partiamo alle 9:40 dall'alpe di Serdena, iniziamo la salita tranquilli. Dopo una mezz'oretta ci troviamo davanti a dei ruderi, segni di sentiero non ce ne sono. Seguiamo una vaga traccia sul pendio, che dopo poche centinaia di metri scompare. Decidiamo di continuare su dritti, fuori pista, tanto si vede la cresta tra la bocchetta di Revolte e il Camoghè. Salita difficile per i continui buchi, scaloni, e pietre.

Recuperata la cresta, il resto è facile. Il sentiero sale zig-zaggando verso la cima, conducendo alla zona dove si trova l'oratorio e l'ex-baracca militare in pietra, ormai distrutta. Da qui un breve passaggio porta alla cima vera e propria.

Vista spettacolare per decine di Km tutt'attorno, grazie all'aria tersa, almeno fino al Mendrisiotto, dove la cappa fumogena inquinante regna sovrana. Verso Nord, invece, vista fino al massiccio del San Gottardo, alpi vallesane, e oltre.

Discesa senza patemi, questa volta non sbagliamo strada, e arriviamo all'alpe di Serdena passando dalla bocchetta di Revolte e da corte Lagoni.

Informazioni generali

Condizioni via o sentiero:
Pericolo Oggettivo:
Tratti esposti:
Rischio valanghe:
Affollamento:

Condizioni meteo

Cielo:
Temperatura:
Condizioni neve:
Condizioni ghiacciaio:

Avvistamenti

Fauna:
Flora:

Galleria fotografica

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Cascate di Lillaz
domenica 16 giugno 2024

Cascate di Lillaz e alpe Bardoney da Cogne (AO)

Quarta escursione vacanzifera. Le signore hanno deciso la sera prima: si sale all'alpe Bardoney, passando dalle cascate di Lillaz. Ci avviamo di buon'ora, cielo quasi sereno, e prendiamo in direzione degli impianti di risalita di Cogne, poi su fino allo spiazzo come ieri, per proseguire questa volta verso sinistra, seguendo l'indicazione "Sylvenoire". Ci ritroviamo su di un sentiero splendido che passa piccole radure allungate, una dopo l'altra, per rientrare poi nel bosco, quasi fino a Lillaz. Passata Lillaz imbocchiamo il sentiero che porta alle cascate, e iniziamo la scalata seguendo a caso una delle tante vie tracciate. Tanta gente che sale e che scende, fino alla testa della cascata. Qui la maggior parte delle persone fa l'anello, mentre noi continuiamo fino ad un casotto sul pianoro, per imboccare poi il sentiero che sale la seconda cascata sulla dx orografica fino a Q1820 circa. Passato il poggio, si apre il paradiso: una vallata splendida, completamente alberata, intima, che più avanti si apre in prati deliziosi per condurci fino a Goilles. Poco oltre troviamo il ponte che permette di passare il fiume, ed iniziare la salita verso l'alpe. Anche quii il sentiero è semplicemente splendido, costeggia grandi prati (penso una volta caricati), per rituffarsi nel bosco. Verso le 13:00 sosta pranzo, le signore per motivi vari decidono di rientratre direttamente, ma mi danno il via libera per salire da solo. Parto alle 13:300, e poco dopo il sentiero spiana verso Q2100 in un bellissimo paesaggio alpestre, per condurmi a piccoli gradoni fino al bivio Bardoney - Lac Loie. Visito Bardoney, mezza idea di continuare fino al lago e scendere da li, poi la memoria della pendenza di discesa da quella parte prevale, e decido per il rientro dalla via di salita. Alle 14:30 parto dal bivio, e volo il sentiero. In un'oretta sono al ponte, poi overdrive nella valle, e discesa finale su Lillaz, dove arrivo alle 16:00. Pier, Danila e Rita mi stanno attendendo per la merendina, complice il caldo mi slappo un ben gelato! Alle 16:45 prendiamo la via del rientro ripassando per Sylvenoire, molto più bella che lungo la forestale che costeggia il fiume e che avevamo fatto martedi. Gita splendida, di quelle da rifare assolutamente, magari completando l'anello al lago. Descrizione completa dell'escursione con mappa, foto e testo.
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Rifugio Vittorio Sella da Cogne

Settimana di vacanza con cinque belle escursioni nella zona di Cogne, di cui questa è la prima. Partiamo da Cogne lungo la forestale che porta a Valnontey, da dove inizia la salita vera e propria, divista in tre fasi: la prima fino al ponte sulla testa della cascata che scende dal pianoro del rifugio Vittorio Sella, poi lungo un costone fino ad un secondo ponte che riporta sulla sx orografica, e la terza parte dopo il ponte fino al rifugio. Saliamo nel bosco del primo tratto, con il sentiero che zig-zagga lungo un cono di detriti, i tratti tra un tornante e l'altro sempre più brevi, per raggiungere il primo ponte. Da qui si esce dal bosco, per salire decisi su sentiero sasso-terroso. Il sentiero originario restava sulla sx, ma è franato e non è più stato sistemato. Dal secondo ponte il sentiero ridiventa un po' più agevole, passando un alpe ancora caricato, per spianare poi verso il "Casotto del Lausson" e portare infine al rifugio. Lo stesso è stato fatto costruire originariamente da Vittorio Emanuele II, che saliva quassu per la caccia allo stambecco. Attualmente è di proprietà del CAI di Biella, e dedicato a Vittorio Sella, pioniere della documentazione di montagna. Pranzo in rifugio, poi decidiamo per la discesa (avremmo voluto continuare fino al passo che dà la vista sulla valle di Valsavaranche a Q3200, ma la meteo instabile ce lo ha sconsigliato). Discesa senza storia fino a Valnontey, e rientro a Cogne. Descrizione completa con mappa, foto e testo.
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Lac Money, depuis Gimillan
domenica 16 giugno 2024

Lago Money da Gimillan (AO)

Ultima escursione nella zona di Cogne prima di tornare a casa. Prendiamo il bus che da Cogne ci conduce a Gimillan, frazione di Cogne, posta duecento metri più in alto e sull'altro versante della valle Da qui un sentiero agevole conduce a scollinare nella valle che risaliremo. I primi chilometri sono sostanzialmente pianeggianti, fino a Tchezeu (probabilmente si pronuncia come "Chez eux"), poi, dopo il ponte, il sentiero sale a Grauson inferiore con due salti importanti per risalire le gole formate dal fiume. Un po' preoccupati, il libro dei laghi consultato ieri sera diceva che il sentiero per il lago è difficile da trovare, traccia leggera appena appena accennata. Edizione 2003... Arriviamo a Crouzet, e un bel cartello giallo ci indica il sentiero 8C per il lago. Un T2 standard, ben preparato. Guardando di lato mi sembra di intravvedere la traccia del vecchio sentiero. La macchina fotografica (la batteria) mi ha abbandonato poco dopo Tchezeu, scatto qualche foto con il cellulare. Arriviamo al lago Money, piccolo, raccolto in una conca delimitato da un'alta parete del Mont Creyaz, intimo, poca gente attorno. Finalmente posso estrarre le bandierine tibetane che mi porto nel sacco da una settimana. Danila e Rita mi danno una mano a posarle, poi attimo di raccoglimento per Floriano e tutti i nostri cari (i tuoi, i miei). Rientro agevole lungo lo stesso percorso, oggi il sole picchia. In prossimità di Tchezeu, lungo una ripida parete, due rapaci ambrati che volteggiano nelle termiche con veloci tuffi e risalite senza batter d'ala. Volo elegante e splendido, forse delle aquile. A Gimillan premio partita con birretta e gelato attendendo il bus per il rientro. Descrizione completa dell'escursione con mappa, foto (poche) e testo.
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Val Calanca, da Castaneda a Rossa

Giornata libera, Rita ha un corso al sabato. Durante la settimana mi studio diverse varianti, tipo salire al Pairolo da Sonvico, ma il brutto tempo e le probabili nuove nevicate in quota mi fanno desistere. Venerdi mi decido per la valle Calanca, valle che ho dietro casa, ma che non ho mai visitato.
Salgo da Grono con il postale fino a Castaneda, e alle 9:45 parto. Chiaccherata con il conducente, che mi informa che farà la corsa di discesa da Rossa delle 16:39. Mentalmente decido di arrivarci entro quell'ora, per vedere la faccia che fa: mi ha detto che secondo lui impiegherò almeno 7:30 ore. Salita fino a Santa Maria, fuori percorso, ma dato che ci sono la includo, tanto allungo di poco. Da qui bellissima vista sulla valle Mesolcina, e foto al torrione di guardia. Poi prendo il sentiero che porta a Molina, splendido. La giornata è leggermente variabile, hanno annunciato possibili piovaschi al pomeriggio, ma in realtà funziona tutto bene. Lungo la via tre camosci, veloci nel fuggire.
Da Molina passo il ponte sul bacino idrico, salgo a Buseno, e prendo il sentiero verso Arvigo. Tutto bene, seguo le marche, ma ad un certo punto mi ritrovo lungo il greto del fiume, di sentiero non c'è traccia, e di marche neanche. Faccio fuggire un airone cinerino che pesca in una pozza. Vado a tentoni, fidandomi del mio orientamento, e passo sotto due ganne. Poi, in alto, vedo quello che sembra un 20 metri di percorso piano. Salita abominevole a quattro zampe lungo il margine della ganna verso Arvigo, aiutandomi con i noccioli provvidenziali. Arrivo su di un tratto di terreno piano, largo una spanna. Torno alla ganna, di marche neanche l'ombra. Provo a continuare verso Arvigo, e finalmente dopo 50 metri un bel bianco-rosso-bianco. Mmmmh, sentiero lasciato in disuso. Continuo tra roccette, faccio scappare un altro camoscio che pascolava lungo il sentiero, poi questo scende sulla strada di valle poco prima di Arvigo, dato che è impossibile aggirare dall'alto le due cave di roccia presenti. Nel frattempo l'airone decide di ritornare, e questa volta riesco a fotografarlo.
Ad Arvigo passo il ponte a campata romana, e prendo il sentiero di valle, il quale dopo qualche prato entra in una pineta bellissima, il mio regno preferito, costeggiando il fiume con continui sali-scendi, per aggirare uno sperone roccioso, o per guadare uno dei tanti affluenti della Calancasca.
Arrivo a Selma alle 14:15, e decido che posso permettermi una pausa-pranzo. Mi ferno ad un ristorantino, panino e caffé, coccole al cane, poi via nuovamente lungo il sentiero di valle. Poco dopo Cauco, inizio a trovare neve, all'inizio poca e poco profonda, poi, arrivato sotto Santa Domenica, sempre più pesante e marcia. Non ho voglia di camminare sull'asfalto, continuo lungo il sentiero, ma la marcia si fa sempre più faticosa. Scavalco i resti di una slavina. Arrivato al ponte che porta nuovamente dall'altra parte, controllo: anche di là è tutta neve. Decido di desistere, ho i polpacci che piangono, e la neve che mi entra continuamente negli scarponi. Guado un prato con fatica immensa per arrivare ad un cascinale e salire sulla strada. Appena fuori dalla neve, tolgo gli scarponi e li svuoto: ne ho raccolta a sufficienza per fare il fondo ad una pista di sci.
Proseguo sulla strada, passando Augio, per arrivare senza ulteriori difficoltà a Rossa alle 16:15. Faccio in tempo a bermi ancora un caffé, poi salto sul postale per rientrare a Grono con l'autista del mattino. Unico passeggero per tutto il viaggio, ci facciamo una bella ciaccolata. Arrivati a Grono, devia dal percorso standard e mi porta fino davanti all'auto.
Sono rimasto impressionato dall'amore con il quale vengono tenute le case: nella parte alta della valle ne ho trovate diverse che mi hanno ricordato le case engadinesi.

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Camona da Terri, da Pian Geirett

Giornate d'autunno splendido, organizzo una due giorni sulla Greina assieme a Rita e Pietro. Partiamo da Pian Geirett alle 9:00, salita fino al bivio della capanna Scaletta, poi seguiamo il corso del Brenno della Greina per arrivare all'arco della Greina, invece di salire al passo della Greina e scendere lungo il sentiero della Camona dil Medel. Il percorso è marcato T4 (bianco-blu-bianco) ma non presenta difficoltà particolari, è sufficiente passo sicuro ed equilibrio. Per me invece, passaggio su di un ponte di roccia stretta che mette in notevole agitazione il mio povero stomaco. Arco con spuntino, poi ripartiamo in direzione di Crap la Crusch, seguendo un fuori pista iniziale che ci porta diretti alla baracca (ex-militare) "Edelweiss". Da qui riguadagniamo il sentiero, bianco e lucido, e ci fiondiamo sul Piano della Greina. Silenzio e libertà, sembra quasi di essere in Nepal... Skyline di montagne nettissime sul cielo azzurro splendido, il sentiero che ti guida verso l'orizzonte, paesaggio splendido e di cui innamorarsi (come è capitato a noi). Se vieni qui, un elastico invisibile ti si avvinghia e si fissa al suolo, e ti ci riporta, che tu voglia o no.
 A Crap alle 12:00 decidiamo di continuare fino a Camona per il pic-nic, entrando così nel Plaun della Greina, la parte grigionese di questo altipiano. Nel Medioevo le comunanze della Blenio avevano affittatto dagli abitanti della Lumnezia i pascoli, per acquistarli poi verso la metà del '500. Con le carte Siegfrid (circa 1939) quasi tutto il territorio è stato riassegnato al canton Grigioni.

A Camona (bivio per Vrin tramite il passo Diesrut) fermata di mezz'ora, poi su lungo il promontorio che costeggia il Reno di Somovix dove lo stesso si sprofonda in gole, e giù per arrivare alla Camona dil Terri (capanna Terri). Lunga pausa caffé e torta, abbiamo tutto il tempo che vogliamo.

Per il ritorno seguiamo l'altra strada, che resta alta sulla Greina, con prospettive splendide, e micro-laghetti invisibili dal basso. Il sentiero ci riconduce a Crap la Crusch, dove prendiamo il terzo ramo della Greina che ci porta fino alla capanna Michela / Motterascio.

Calda accoglienza da parte di Ornella ed Emilio, cena, poi a nanna presto, domani vorremmo fare il Terri...

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Centovalli: la via dei Mercati, parte 1, da Locarno a Camedo

Escursione in solitaria, e con i sintomi imminenti di un mega-raffreddore che mi ha tagliato le gambe... La "Via dei Mercati" era una mulattiera che univa Domodossola con Intragna, passando i vari paesini della valle Vigezzo e delle Centovalli. Percorsa dai mercanti, che portavano granaglie, metalli e sale provenienti dalla Pianura Padana, e tornavano con lana, formaggi e salumi. Esistono ancora alcuni tratti originari, ma la maggior parte del percorso del Medioevo è stato mangiato dal tempo. Partenza dal tennis di Locarno alle 7:15, scavalco la Maggia sulla nuova passerella (accanto alla "direttissima" Locarno - Ascona), e subito dopo scendo per infilarmi sulla Astrovia, il percorso creato sulla diga insommergibile che propone il sole ed i pianeti messi a distanza proporzionata, con cartello didascalico. I primi (mercurio, venere, terra) distano tra di loro poche centinaia di metri, gli ultimi più di 1 Km. La gamba non va, non riesco a tenere il mio passo normale, non riesco a scaldarmi. Percorro tutto l'argine fino alla confluenza della Melezza con la Maggia, poi svolto a sinistra per portarvi verso Golino prima, e Intragna poi, dove arrivo alle 9:10, e mi faccio la sosta di un quarto d'ora. Da Intragna, passato il grotto "Du Rii" si trova la scalinata che porta a Calezzo, ultimo tratto della via dei Mercati. Salita fino a Calezzo, giornata splendida e mite per essere la fine di ottobre. Da Calezzo si continua su forestale per un bel pezzo di direzione di Slögna, poi finalmente si entra nel bosco, splendido in questo periodo, e appare la mulattiera. Inizia un bel sali-scendi continuo, per seguire la miriade di vallette laterali, ogni tanto la mulattiera scompare, per lasciare posto a semplice sentiero, e riapparire più avanti. A Slögna prendo a sinistra (a destra si sale ai Monti di Comino), e tra alti e bassi, splendido bosco autunnale di castagno, faggio e betulla, arrivo alle 12:00 a Verdasio. Sosta pranzo al ristorante "Il Pentolino" sulla bella terrazza baciata dal sole, e alle 12:45 mi rimetto in marcia. Il sentiero scende subito in modo marcato, per risalire nuovamente, e questo due volte. Poco prima di Lionza ritrovo finalmente la mulattiera, passo la zona del maglio e del lavatoio, poi via quasi in piano fino a Borgnone, e discesa su Camedo stazione, dove arrivo alle 14:35. Rientro a Locarno con la Centovallina, diventata un trenino comodissimo (io avevo ricordo di panche di legno). Escursione splendida, che dà la vista sulla parte più bella delle Centovalli, quella in alto, che si apre come i petali di una genziana: stretta e incassata in basso, ampia e dolce in alto. Da Intragna niente rumori di traffico (al massimo lo sferragliare delle ruote della Centovallina sui binari), e quasi tutto bosco. A dicembre probabilmente la seconda parte, da Camedo a Domodossola. 

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Due cime mancate in un sol giorno

Seconda giornata, grande giornata, ci attende il Terri, primo 3000 per Rita e per me, ma anche per Pietro. Sveglia alle 6:30, ho dormito 9 ore filate (a casa dormo meno solitamente), non ostante qualche concerto di strumenti a fiato. Ho letto in molti rapporti che altri utenti di capanne e rifugi hanno problemi a dormire in capanna: sono fortunato, mi butto giù, e chi si è visto si è visto. Rigoverniamo la stanza, colazione, preparativi, e finalmente alle 7:45 siamo in pista.Seguiamo i paletti T4 che conducono verso la valletta, sentiero di mucche scavato, più pericoloso per le caviglie di una pietraia. Dopo una mezz'oretta veniamo superati da 12 escursionisti, i quali poco più avanti passano su di una piastra di pietra. La guardo, e quasi svengo... Appoggi per i piedi millimetrici, tipo camminare su di una corda, niente appigli per le mani. Loro sono passati come se andassero al ballo delle debuttanti, io sono li bloccato. Pietro prova a scendere al fiume (50 metri più in basso) per vedere se si può aggirare l'ostacolo (la piastra scende quasi fino al letto del fiume). Difficile, ma si può fare. Ci penso, se non hanno messo la cordina qui, probabilmente è perché più avanti diventa ancora più difficile. E il camino per rientrare in cresta: a questo punto rischio di riuscire a salire, poi chiamare la Rega per farmi riportare a casa. Lasciamo stare, ci giriamo, e rientriamo in capanna. Alle 9:10 siamo seduti con Ornella ed Emilio davanti ad un bel caffé e fetta di torta. Che si fa? Ornella ci propone di raggiungere il pizzo Coroi, un tre orette. Emilio traccia il percorso sulla cartina, e ci avventuriamo. Passiamo l'alpe Motterascio, scendiamo nella piana per attraversarla, terreno da torbiera, si sprofonda. Poi su dritti come fusi verso la bochetta di Larciolo. Dopo la bocchetta il disegno fatto da Emilio non coincide molto con quello che vediamo. Troviamo un sentiero da capre, lo seguiamo, ci fa salire ma non sembra portarci a destinazione. Alle 11:45 decidiamo di fare dietro-front, siamo ancora ben distanti dalla nostra meta. C'è ancora la discesa fino al Garzott, e continuando così arriviamo al Coroi fra due o tre giorni. Alle 13:05 siamo nuovamente in capanna. Guardo dentro di me, non trovo né dispiacere, né sconforto, né avvilimento per non essere riuscito ad arrivare su nessuna delle due cime. Giornata splendida, paesaggi incantevoli, le gambe felici, profumi e silenzio, rane e gracchi, sono ampiamente soddisfatto. Così mi spappo polenta e formaggio dell'alpe invecchiato 14 mesi come premio, e mi metto in fase post-prandiale digestiva con la coscienza assolutamente a posto. Ma c'è ancora la discesa... Alle 15:20, quando finalmente lo choc digestivo si è riassorbito, partiamo. Salutiamo Ornella, Emilio e la capanna, arrivederci all'anno prossimo. Discesa senza storia né gloria, fino al ponte metallico, dal quale parte anche il sentiero che sale all'alpe Larciolo. Poi nella pineta costeggiando il Luzzone, bassissimo, fino al Garzott. Descrizione completa dell'escursione con foto e testo.
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Il lago Calvaresc e la capanna Boffalora

Il Calvaresc non è presente nella serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana", non ostante sia vicino al Trescolmen. Decidiamo di fregarcene, e andare a visitarlo ugualmente. Partenza alle 9:00, salita agevole da Rossa per il primo pezzo, fino ad una corte posta di fronte ad Augio, con tantissimi muretti a secco diroccati. Poi si entra nella valle, e si sale più decisi. Sentiero di sasso, il durone sotto il piede non è molto contento. Breve pausa all'altezza dello slargo della valle, prima di affrontare l'ultima salita fino all'alpe Calvaresc Sot. Qui giriamo a destra, e saliamo fino alla capanna Boffalora, con fermata pranzo. Struttura piccola, ma molto carina, gestita da volontari. La signora che ci accoglie è sorprendentement cordiale ed ospitale, e si sforza di parlare italiano. Piatto di minestra e dolce, prima di rimetterci in moto. Restiamo alti percorrendo l'anfiteatro che chiude gli alpi, per arrivare tra ganne e sali-scendi all'alpe Calvaresc Desora, da dove una piccola salita conduce al lago. Merendina sulle rive, e la batteria della macchina fotografica tira le cuoia. Colpa mia, non l'ho ricaricata dopo l'ultima escursione :-( Iniziamo la discesa, alp Desora, poi sorpresina. La discesa da Desora a Sot è bella tosta, pendente, catene in basso, sasso scivoloso in alto. Arrivati a Sot nuova pausa per permettere ai quadricipiti di recuperare, poi giù fino a Rossa, lunghissima, dove arriviamo alle 19:00. Ripartizione delle difficoltà: T2 da Rossa alla Boffalora, e da Desora al lago. T3 dalla Boffalora a Desora, e da Desora a Sot. 

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Lagh de Trescolmen, da Valbella

Ho marcato come T3 (EE) questa escursione, dato che a partire da Cascinot il sentiero è praticamente in stato di abbandono: il tratto lungo il fiume, spazzato da una frana, non è più stato ripristinato. Salendo il sentiero si sta chiudendo, è esposto e frana. In diversi punti è difficile vedere dove si mettono i piedi. La fine estate è l'occasione per riprendere in mano la serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana": ormai ne abbiamo fatta la metà, ci mancano quelli più "lontani" da raggiungere. Dato che il prospetto parla di "sentiero facile senza problemi", invitiamo anche Marco con Ivan e Alice. A noi si unisce Silvia. Partenza da Valbella, discesa al ponte, poi si inizia la salita. La zona è bandita di caccia, ciò non ostante salendo incontriamo 4 cacciatori con tanto di preda, che stanno osservando qualcosa sull'altro versante della valle, Per non farci prendere a pallettate non commentiamo e non poniamo domande... Arrivati a Cascinot, i bimbi hanno bisogno di fare il pieno, per cui piccola sosta. Un cartello indica "in su", senza dare la meta. Controlliamo la cartina, bisogna tenersi a filo del fiume. Arrivati alle sponde, il sentiero non c'è: alcuni omini indicano il passaggio, non agevole, lungo la riva. Passiamo dall'altra parte, risaliamo fino al punto in cui è visibile il sentiero, riguadiamo, ed iniziamo la salita. A partire da qui la situazione si fa un po' più complicata: alti gradoni, problematici per Alice, i rododendri che stanno invadendo il sentiero (e non sono morbidi a strusciarsi contro), il sentiero smangiato dall'acqua e in alto esposto e franato in diversi punti. Passiamo il guado che porta sull'altro versante, e il sentiero diventa ancora più problematico. Poco oltre Marco decide di fermarsi, e tornare al fiume: il pericolo per i bimbi è troppo elevato. Silvia, Rita ed io continuiamo, e salendo ci convinciamo della saggezza della decisione di Marco. Riguadiamo il fiume per l'ultimo strappo che ci porta all'alpe di Trescolmen, da dove praticamente in piano si arriva al lago. Mentre Rita e Silvia imbadiscono il sasso che funge da tavolo, salgo su di una piccola frana per cercare di riprenderlo per intero, senza riuscirci. Una coppia sta prendendo il sole, e non ci degna di atenzioni. Pic-nic veloce, il cielo si sta oscurando velocemente, hanno previsto precipitazioni nel tardo pomeriggio. Così iniziamo la discesa, e raggiungiamo Marco e bimbi a Cascinot, dove troviamo una thermos di caffé che ci attende :-) Da qui discesa agevole fino a Valbella, poi gelato e bibite per tutti a Rossa.

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Il "Sentiero degli Stambecchi"

L'avevo fatto l'anno scorso con Andreas, mi aveva fatto piangere di commozione. Ma Rita non aveva potuto venire. Così chiedo ad Andreas se è disposto ad accompagnarci nuovamente: risposta affermativa. Al gruppo si unisce anche Pietro, anche lui, come Rita, alla prima esperienza su di un percorso di questo tipo. Partiamo alle 8:40 da Pian Geirett, unici che salgono verso l'Uffiern invece che la Scaletta. Vampate di nebbia si alzano ed iniziano a nascondere le cime delle montagne. La salita fino al passo Uffiern è senza problemi di rilievo. Nella parte alta è tutto sfasciume, ma la via è marcata benissimo. La nebbia, però, si infittisce sempre più. Guardo Andreas, che continua serafico: se lui dice che è tutto a posto, è tutto a posto. Verso le 11:00 arriviamo al passo, non senza due belle soste lungo il percorso (Andreas è una guida splendida, ha un passo da ammazzare tutti, ma quando vai con lui non ti fa morire, e ti fa gustare ogni momento dell'escursione). Attacchiamo la salita verso la cresta del Sasso Lanzone in una marea di nebbia che si alza e si abbassa a ritmo forsennato. Vedi uno scorcio, e non fai neanche in tempo a scattare la foto che è già scomparso. Arrivati alla cresta (somiglia alla schiena di uno stegosauro), guardo Andreas con la macchina fotografica in mano. L'anno scorso me l'aveva fatta mettere via. Quest'anno mi sorride, scuote la testa: posso tenerla. Sono tutto orgoglioso, vuol ben dire che in questo anno qualcosa ho migliorato :-) Percorriamo la cresta con l'aiuto della nebbia, che non ci fa vedere lo strapiombo di 1500 metri a sinistra, e quello minore di 300 a destra. Esiste solo la cima, ed il percorso. Tengo botta, non vado mai in apnea né iperventilazione. Dopo solo 25 minuti (l'anno scorso avevo impiegato 45 minuti per lo stesso tratto) arriviamo alla picolissima sella che segna la fine del Sasso Lanzone e l'inizio della Cima di Garina. Qui il sentiero piega a sinistra, e tramite una serie di cordine ci fa scendere di diverse decine di metri in pochissimi minuti. Firma sul libro di vetta, poi giù, sotto l'occhio attento di Andreas. Rita e Pietro hanno stabilito il loro nuovo record di quota massima: Q2826. Iniziamo la cirumnavigazione della Cima di Garina, non senza fermarci per il pic-nic alle 13:00. La nebbia, accortasi che non è più necessaria, ha iniziato a dissolversi, e ci permette di gustare lo splendido panorama tutt'attorno, compresa la bella discesa a picco fino a Ghirone. Passato l'iultimo poggio vediamo finalmente il lago Retico, splendido e cangevole. Scendiamo quasi saltellando lungo il canalone, e ci fermiamo a gustarcelo sulle sue rive, oltre a dare sollievo ai piedi. Poi giù di nuovo, questa volta lungo i prati pascolati che portano alla Bovarina. Ultimo tratto nel bosco di larici, poi alle 16:25 gambe sotto il tavolo, caffé e gelato, il mio premio partita. Un bel "batti 5" per tutti quanti, ce lo siamo meritati. Ripartiamo alle 16:55, dato che sul tratto "Ronco di Gualdo - Campo Blenio" sono il più veloce, ci siamo messi d'accordo che scendo io a prendere l'auto, e recupero i miei compagni. Alle 17:15 sono a Ronco (spero che le gambe non faranno male per tre giorni), e mentre inizio la discesa passa un auto. Butto alle ortiche il mio amor proprio, e faccio autostop. Mi accompagnano fino a Campo Blenio, telefono ad Andreas, li informo che in un quarto d'ora sarò da loro. Recuperati i compagni, scendiamo ad Olivone, e in terrazza ce la contiamo su, con birretta e caffé (e si, sono astemio), le impressioni della giornata, il condividere le emozioni dei momenti di silenzio. Percorso splendido, da rifare l'anno prossimo, magari con il cielo azzurro. Descrizione completa dell'escursione con foto e testo.
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Laghi Miniera e lago di Dentro del Cadagno

Ultima serie di laghi che ci mancava per completare l'opuscolo della serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana" della zona del Piora / Cadlimo. Percorso che avevamo sempre rimandato, dato che sia il DVD dei sentieri, che lo SwissTopo online che il prospetto indicano il percorso di salita ai Miniera dal di Dentro del Cadagno come percorso alpino T4. Quest'anno prendiamo il coraggio a 4 mani, e proponiamo a Silvia, Pietro e Marco di unirsi a noi (mal comune, mezzo gaudio :-). Partiamo tranquillamente dal Cadagno di Fuori, passiamo la capanna e prendiamo il sentiero di salita verso il di Dentro del Cadagno, dove eravamo già stati l'anno scorso. Salendo notiamo neve sopra Q2400 circa, residui della bufera di venerdi. Al lago Pietro ed io esaminiamo la parete di salita, e vediamo una fila indicana (forse una gita CAS) che sale lungo il tratto evidente. Ci avventuriamo anche noi, e i tratti in cui il sentiero è pendente e stretto mi procurano qualche strizza allo stomaco. Percorsa la prima parte fino sotto la bocchetta, arriviamo alla zona "libera", solo che le marche non si vedono, nascoste dalla neve. Per fortuna ci sono i segni degli scarponi di chi ci ha preceduti. Arriviamo senza gorssi patemi al primo dei laghi Miniera, il più grande che si trova ancora nel bacino del Mediterraneo (lungo la cresta corre lo spartiacque continentale, le acque che scendono dall'altra parte finiscono nel Reno fino a Rotterdam), poi passiamo la bocchetta e ci ritroviamo sul pianoro degli altri laghetti con un buon 5 cm di neve. Anche qui il sentiero non si vede, seguiamo le impronte, ma giunti al punto di discesa le perdiamo. Scendiamo alla "se la va la va", dritti (il sentiero avrebbe curvato verso sinistra) con qualche problema di scivolamento sul pendio erboso coperto di neve. Arriviamo nella valle del Cadlimo a circa metà strada tra lo Stabbio di Mezzo e lo Stabbio Nuovo (avremmo dovuto arrivare a quello di Mezzo), pausa pranzo. Poi, dato che sono allergico ai grossi dislivelli, convinco i miei compagni a rientrare passando dal passo dell'Uomo: più lunga chilometricamente, ma solo 200 metri di salita, e meno di 400 di discesa, invece dei 700 di discesa dalla capanna Cadlimo. Arrivati al passo spero di poter fare il pieno d'acqua, ma purtroppo sia i rubinetti che le fontane sono chiuse. Ripartiamo in direzione del Cadagno, e scendendo troviamo una fontana / abbeveratorio provvidenziale. Da qui ordinaria routine. Alla capanna ci fermiamo per la merenda, poi rientriamo al parcheggio del Cadagno di Fuori. Sempre bella la zona del Piora e del Cadlimo, le prime che abbiamo battuto estensivamente e che ci hanno fatto innamorare della montagna.

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