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Pizzo Arera e Corna Piana
Partiamo da Valcanale in prossimità della sbarra per l’ Alpe Corte e prendiamo la strada che ci porta alle ormai dismesse piste da sci sino alla Baita bassa di Vaghetto , qui dopo aver preso per un attimo il sentiero per il P. del Re ( sent. 243), decidiamo di tornare sui nostri passi per poi tagliare per vie traverse sino a prender il sentiero 244 che compie il periplo del P. Arera e ci porterà sino alla Forcella di Valmora prima su ghiaioni e poi in un ripido canale attrezzato con alcuni cordini metallici.
Dalla forcella abbandoniamo il sentiero e proseguiamo lungo la cresta est che di li a poco sarĂ anche segnata con bolli rossi sino alla vetta dove arrivo in contemporanea con tre escursionisti di Clusone che avevamo incontrato alla partenza loro hanno fatto il sentiero sul versante nord.
Chiacchierando poi scopriamo che uno di loro è l’Onaicer MAURI.
Foto di gruppo e poi si riparte loro scenderanno da dove siamo saliti noi, noi piĂą semplicemente dalla normale per il Rif. Capanna2000.
Sosta per lo spuntino poi ritorno per il sentiero dei fiori sino al Passo di Corna Piana, puntatina all’omonima cima e ritorno a Valcanale seguendo prima il sentiero 218 e poi le ex piste di sci

Partiamo da Valcanale in prossimità della sbarra per l’ Alpe Corte e prendiamo la strada che ci porta alle ormai dismesse piste da sci sino alla Baita bassa di Vaghetto , qui dopo aver preso per un attimo il sentiero per il P. del Re ( sent. 243), decidiamo di tornare sui nostri passi per poi tagliare per vie traverse sino a prender il sentiero 244 che compie il periplo del P. Arera e ci porterà sino alla Forcella di Valmora prima su ghiaioni e poi in un ripido canale attrezzato con alcuni cordini metallici.
Dalla forcella abbandoniamo il sentiero e proseguiamo lungo la cresta est che di li a poco sarĂ anche segnata con bolli rossi sino alla vetta dove arrivo in contemporanea con tre escursionisti di Clusone che avevamo incontrato alla partenza loro hanno fatto il sentiero sul versante nord.
Chiacchierando poi scopriamo che uno di loro è l’Onaicer MAURI.
Foto di gruppo e poi si riparte loro scenderanno da dove siamo saliti noi, noi piĂą semplicemente dalla normale per il Rif. Capanna2000.
Sosta per lo spuntino poi ritorno per il sentiero dei fiori sino al Passo di Corna Piana, puntatina all’omonima cima e ritorno a Valcanale seguendo prima il sentiero 218 e poi le ex piste di sci
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Monte Alben e Cima della Croce
Report della gita
Parto dalla Baita dei Zocc seguendo uno sterrato che poi diventa sentiero e passando dalla Casina Bianca porta a prendere il sentiero 502 che sale da Serina e porta al passo Sampli.
Proseguo lungo il sentiero che passa tra belle radure sino alla conca dell'Alben e da li alla vetta.
Seguo la cresta che porta al Passo la Forca e da li alla vicina Cima della Croce, ritornato al passo piego a sx passo dalla B.ta Nembrini sotto al Torrione Bonatti per poi continuare sul sentiero che porta alla Calghera e da li seguendo la pista di fondo ritorno a Valpiana:
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Pizzo Brunone
Report della gita
Partenza da Fiumenero con Giovanni e Claudio percorriamo il sentiero che ci porta al Rifugio Brunone e da li proseguiamo per il Passo della Scaletta raggiungiamo il passo sul bel sentiero qui si apre una bella veduta sulla Valtellina e sul Lago di Scais dai bei colori proseguiamo a dx verso la cima in realtà più elevazioni toccando il minuscolo lago della Scaletta poi dello sfasciume una corta e affilata crestina qui le varie elevazioni hanno tutte un ometto noi puntiamo alla cima più elevata ancora innevata la cima è a picco sulla vedretta di Redorta il panorama è rovinato dalla nebbie che vanno e vegono torniamo al passo dove ci ripariamo dal vento consumando lo spuntino riprendiamo l'interminabile discesa verso Fiumenero.
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Rifugio Barbellino
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Pizzo Arera
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Pizzo di Redorta
Report della gita
Causa impegni di lavoro parto alle 15.36 da Carona per una due giorni nelle orobbie destinazione finale Pizzo Redorta con pernottamento al biv Frattini dopo essere pasato dal P. Poris.
Giornata della ma calda il percorso è tranquillo sino ai piedi del canale ovest del P. Poris.
Qui lascio lo zaino e messo i ramponi e piccozza inizio la salita su neve, purtroppo la vetta è immersa in una scura nebbia e piego a sinistra sulle rocce marcie prima del dovuto complicandomi un pò la salita, purtroppo il panorama è limitato, ridiscendo a prendere lo zaino (senza neve in cresta avreri potuto scendere direttamente al P. Valsecca per la cresta est segnata con ometti ma con neve non sò che difficoltà avrei incontrato) per poi proseguire per il Passo di Valsecca e il sottostante Biv. Frattini che raggiungo alle 20.40 circa.
Sono solo dal Calvi al Frattini non ho visto nessuno, Sms alla moglie che è tutto ok cena veloce e poi in branda dopo aver ammirato uno splendido tramonto
Dopo aver passato una notte quasi insonne nonostane non ne avessi motivo, ma lo cosa mi capita spesso nei rifugi alle 4.45 mi alzo e alle 5.30 sono in cammino, la neve non è male e la trovo in discesa verso la valle del Salto sino a circa 2000 m.
Attraverso la valle con facilità visto che è ancora piena dei resti di slavine, per il resto del sentiero per il Rif. Brunone è quasi tutto sgombro da neve e alle 7.40 circa sono al Brunone per un tè.
Qui incontro altri escursionisti che salgono al Redorta ma nessuno davanti a me farĂ il canale che porta direttamente in vetta ancora in condizioni ideali con neve dura.
Proseguo bene sino all' inizio del canale poi iniziano ad entrarmi i crampi nei muscoli delle cosce e gli ultimi 200 m di dislivello saranno una sofferenza.
Arrivato in vetta la soddisfazione è grande anche se sono un pò preoccupato per il ritorno ma la giornata è lunga e con le dovute soste supererò anche questo, infatti con fatica alle 20.30 arriverò finalmente a Carona.
In conclusione spero che questa escursione mi sia servita di lezione
1 Idratarsi a dovere magari con sali io penso sia stata la causa principale dei crampi
2 Certi canali è meglio affrontarli in perfette condizioni fisiche qualche segnale di stanchezza lo avevo avuto
3 L'eta avanza anche per me purtroppo
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Monte Aga
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Corno Branchino
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Lascio la macchina sulla strada dove parte il sentiero per il Menna non sapendo se la strada che porta al Pian Bracca è percorribile scoprirò poi interrogandoun boscaiolo che la strada è percorribile c'è solo il problema del parcheggio i posti auto sono pochi e solo negli slarghi della strada.
Percorsi i due Km di sterrato sino al Pian Bracca prendo il sentiero 231 che percorre il fondovalle arrivato a circa 1600 mt lascio il sentiero e salgo i ripidi pascoli sino alla Baita Zuccone per poi puntre dritto alla Cima del Vindiolo.
Proseguo in cresta sino al Monte Vetro e continuando arrivo al passo di Val Vedra dove riprendo il sentiero 231sino al Passo Branchino. Qui lascio i vari sentieri e percorrendo la cresta a volte affilata e con qualche su e giĂą giungo in vetta al Corno Branchino. La discesa la faccio dal ripido fianco sud tagliando poi in diagonale per riprendere il sentiero in prossimitĂ del lago Branchino oggi ghiacciato ma che a mezzogiorno emetteva sinistri scricchiolii
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Fauna: Rupicapra rupicapra
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Pizzo Tornello
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Monte Madonnino
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Saliti al Calvi senza ciaspole poi dal Calvi sino al portulino con le Ciaspole.
Saliti lo spallone con pica e ramponi il ritorno con neve che mollava
In compagnia di Marco, Davide Andrea Luca e Elisabetta
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Pizzo Camino
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Oggi giornata buona con cielo terso e aria fresca grazie alla veloce perturbazione passata ieri, un unico rammarico non aver scelto una meta piĂą ambiziosa. Sono con Mattia e partiamo da Schilpario seguendo il sentiero 423 una strada nel bosco sino alla malga Voia poi diventa sentiero e passando dal Passo Corna Busa ci porta vel vallone innevato dove si mettono i ramponi. La neve e buona, si sale l'ampio vallone sino alla base della parete dove si prende il canale di destra, li la pendenza aumenta ma l'abbondante innevamento ci permette di salire senza problemi sino alla Forcella del Camino. Tolti i ramponi si percorre l'ultimo tratto di sentiero sino in vetta senza problemi. Ritorno seguendo il sentiero 424 passando da malga Epolo e seguendo la strada della pista di sci.
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Torre di Toblin, M. Paterno
Gita aziendale con destinazione Rif. Locatelli partecipanti 21 tra soci parenti e aggregati. Arriviamo in pullman a Sesto precisamente a Campo Fiscalino. Alle 11.46 ci incamminiamo lungo la strada quasi pianeggiante sino al bel Rifugio al Fondovalle , qui vi è un cartello che illustra la grossa frana staccatasi da Cima Una sommergendo di polvere la valle sono visibili ancora i segni sulla parete. Ora seguiamo il sentiero 102 che risale la Valle di Sasso Vecchio proprio sotto Cima Una tra pini mughi e sul fondo una bella cascata. Arrivati vicino alla cascata inizia a piovere ma giusto il tempo di farci togliere le mantelle che di li a poco smette allunghiamo il passo e alle 15.30 circa sono al rifugio con la moglie di li a poco arriveranno tutti. Le cime sono ricoperte dalle nebbie che vanno e vengono. Dopo essermi cambiato e depositato gli zaini nello stanzone (siamo in un camerone da 24 posti) si gironzola intorno al rifugio chiacchierando, ma verso le 17 sopra di noi si rasserena, decido allora di fare una scappata alla vicina e bella Torre di Toblim salendo dal la ferrata sulla parete nord e scendendo da quella sud, in meno di un ora sono giĂ al rifugio pronto per l’ottima e abbondante cena. Terminata la cena prendo informazioni sulla percorribilitĂ della ferrata che porta al M. Paterno senza piccozza e ramponi visto che ne sono sprovvisto e che ci sono dei pezzi innevati. Il rifugista mi indirizza dalla cordiale e disponibile guida che cura la manutenzione della ferrata e mi rassicura la ferrata e percorribile. Avviso il capo gita che l’indomani ho intenzione di salire al M. Paterno anticipando la partenza la mattina e raggiungendoli poi sulla strada per il Rif. Auronzo. Terminata la cena prendo informazioni sulla percorribilitĂ della ferrata che porta al M. Paterno senza piccozza e ramponi visto che ne sono sprovvisto e che ci sono dei pezzi innevati. Il rifugista mi indirizza dalla cordiale e disponibile guida che cura la manutenzione della ferrata e mi rassicura la ferrata e percorribile. Avviso il capo gita che l’indomani ho intenzione di salire al M. Paterno anticipando la partenza la mattina e raggiungendoli poi sulla strada per il Rif. Auronzo. Mi alzo alle 6 in previsione della colazione prevista per 7 giornata stupenda e vista mozzafiato sulle 3 Cime di Lavaredo e dintorni . Alle 7.18 parto con indosso l’imbrago e il Frontale in tasca 8indispensabile per le trincee in galleria Bella e suggestiva la ferrata al M. Paterno poichĂ© per una buona parte ripercorre le gallerie scavate dai militari della prima guerra mondiale peccato averla dovuta percorrere con un po’ di fretta per potermi ricongiungere al gruppo e non farli preoccupare. Alle 9.30 sono di nuovo insieme al resto della comitiva sul sentiero 105 che gira intorno alle 3Cime di Lavaredo sotto le pareti nord portando prima alla Forcella col di Mezzo e poi al Rif. Auronzo, con la comoda strada a pagamento e le innumerevoli macchine. Breve sosta per ricompattare il gruppo e poi discesa sul sentiero 101 sino al L. Antorno dove ci aspetta il pullman che ci riporterĂ a casa felici per la riuscita della gita in posti stupendi non per niente da poco dichiarati patrimonio dell’umanitĂNessun risultato
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